Porta Palazzo è il più grande mercato all’aperto d’Europa. Situato nello storico e popolare quartiere di Borgo Dora, il mercato affonda le radici in un passato lontano. Interessato dalle ondate migratorie, inizialmente dall’Italia meridionale poi dal Maghreb e dall’Est europeo, Porta Palazzo è un mondo di colori, tradizioni, storie e culture. Il mercato ha una sua maschera, la “Rusenenta”, “l’arrugginita”, una donna senza età che vive rovistando tra i rottami e le ferraglie del mercato alla ricerca di qualcosa di utile. Ed è proprio del cibo che è stato scartato, o lasciato a chi ne ha bisogno, che sopravvive la protagonista del racconto La zecca.

“Ho freddo.
Mio marito se n’è andato con una ragazza.
Non abbiamo avuto figli.
Mi hanno detto che è bionda.
Lui non ne poteva avere.
L’ho amato tanto.

Ho quasi cinquant’anni e abito in questa baracca. Cerco di sistemarmi un po’, devo andare al mercato.
Sono seduta su una cassetta di legno ho in mano uno specchio fatto a fiore. Mi vedo a pezzi. È rotto.
Ho quattro rughe sulla fronte e tre sopra le labbra.
Ho gli occhi più piccoli di quando ero giovane. I capezzoli lo so sono fiori in un vaso senz’acqua. Le mutande che porto da sempre mi hanno solcato le chiappe. Ho tre peli bianchi sul pube e sei denti finti. Ho una zecca sotto l’ascella sinistra e una voglia di pelo di cinghiale sulla coscia destra.

Una volta mi avrebbe fatto schifo, la zecca intendo.
Avrei avuto paura di qualche malattia.
Ora la lascio fare.
Mi pettino. Ho quattro dita di capelli bianchi.

Mia madre diceva che sono nata sotto una cattiva stella”.

Incipit del racconto La zecca (Monica Dini) – Fotografia: Gabriella Montanari