In un Paese nel quale stanno lentamente scomparendo i lettori, Torino è la città italiana che ospita, oltre al Salone del Libro, il maggior numero di librerie indipendenti. Estranee alla grande distribuzione, sono i baluardi di un mondo ancora radicato nel territorio e che trova la propria dimensione nel quartiere e nel libraio di fiducia. Ed è proprio tra le librerie di Torino, con in mente i ricordi di quelle di Tirana, che si aggira il protagonista del racconto Librerie.

“Da quando nella libreria si è deciso di aprire l’angolo dei bambini, qualche problema lo abbiamo avuto. I grandi non fanno che piazzarsi lì, specie gli appartenenti alla categoria dei lettori distratti. Non c’è niente da fare, vogliono la poltrona. Per gli adulti è piccola, però uno ragionevolmente snello può anche starci. Ed è così che quel tizio è rimasto incastrato. Era perso nella lettura di un libro, ne aveva un altro di fianco, questo è scivolato, lui ha cercato di recuperarlo e da qui l’incastro e tutto il resto. Per tirarlo fuori abbiamo dovuto sfasciare la poltroncina. Cioè, io ho dovuto sfasciare la poltroncina, essendo l’unico maschio in servizio in libreria in quel momento. Così sono andato al Busters Coffee, attività commerciale florida e pronta a tutto, il cui ripostiglio vanta un arsenale di attrezzi da far invidia a tutti i maniscalchi di Bagdad messi insieme. Appunto, perché il libro che il tizio stava leggendo era proprio Le mille e una notte, mentre quello scivolatogli di lato e la causa di tutto il guaio, era La fenomenologia dello spirito di Hegel. Ora, non ci è chiaro cosa abbia potuto accumunare, nella mente bizzarra del lettore, quei due volumi, fatta eccezione per la loro mole. Tuttavia, resta solida la nostra convinzione che, se fosse successo il contrario, cioè che Le mille e una notte fossero scivolate silenziosamente tra il tizio e la poltrona, di sicuro non si sarebbe verificato l’incastro, possedendo il nostro libro di favole quella lievità tipica dei tappeti volanti ignota alla greve pesantezza della Fenomenologia”.

Incipit del racconto Librerie (Arben Dedja) – Fotografia: Gabriella Montanari