La Falchera è un quartiere giovane, nato nell’immediato dopoguerra; edificato sui terreni agricoli ai confini della città, era stato progettato per essere un’unità periferica del tutto autosufficiente. Il carattere autonomo, enfatizzato nel progetto iniziale dalla presenza di negozi, un cinema, una scuola e una chiesa, ha presto virato verso l’emarginazione dalla città. Ed è in questa periferia degradata e desolata che, dopo tanti anni, fa ritorno il protagonista di Radici.

“L’impatto fu spiazzante. Oltre le cime degli alberi il cielo azzurro saltò via, e al suo posto apparve un muro di cemento che gli sfilava davanti cancellando l’orizzonte. Lui sussultò e serrò gli occhi. No, di nuovo, no. Precipitava giù. Fu il fluire liscio del motore elettrico a riportarlo alla realtà. Si costrinse a guardare. Il tram stava rallentando lungo la banchina illuminata dalle luci al neon e infine si fermò davanti al cartello Stazione Stura. Nel vagone, intorno a lui, raccolse volti assenti di persone stanche. Che coglione. Una bastarda stazione sotterranea e lui era andato in tilt. Sarebbe stata dura”.

Incipit del racconto Radici (Benedetta Lenci) – Fotografia: Gabriella Montanari