Tutti amiamo le storie: raccontandole costruiamo senso e ordiniamo il mondo, il nostro mondo. A noi piacciono in particolare quelle brevi. Perché le troviamo speciali? Parafrasando Julio Cortázar, il racconto è una sfera, una “meraviglia di perfezione”; la sua forza è quella di ritagliare un frammento significativo di realtà, imponendogli determinati limiti fisici e facendo sì che vada oltre la storia che contiene. Per altri ancora, il racconto sta al romanzo come la fotografia al cinema.

Nell’editoria italiana il racconto è purtroppo considerato un fratello minore del romanzo. Invece, è un genere che gode dell’apprezzamento da parte di tanti lettori. Così, esistono numerose riviste letterarie che si occupano di racconto – facendolo bene e ognuna con un proprio taglio – e ci viene da pensare a quelle che amiamo di più: Cadillac Magazine, Colla – Una rivista letteraria in crisi, ‘Tina o Carie.

Allora, perché una nuova rivista di racconti? In questo vivace panorama, DieciCento si propone di offrire il suo contributo alla promozione di quest’arte, pubblicando inediti che abbiano un sottile fil rouge: il limite fisico della storia è Torino, città dove la rivista nasce e dove da qualche anno si sperimentano con successo nuove narrazioni. Questo è il confine, la mappatura dalla quale desideriamo che parta l’immagine contenuta nel racconto, l’apertura verso il mondo. La città non è solo il luogo fisico dove viviamo, è lo spazio esterno a noi, è il pezzetto di mondo che frequentiamo e che entra – con prepotenza a volte, con discrezione altre – nella nostra vita.

Buona lettura,

N&C